Mare pattumiera del mondo “ma i primi killer siamo noi”

Mare pattumiera del mondo "ma i primi killer siamo noi"

 MARE PATTUMIERA DEL MONDO “MA I PRIMI KILLER SIAMO NOI” 

di Salvo Neri

I nostri mari sono pieni di plastica, e gli habitat sono in grande pericolo. Un grave pericolo che ha messo in luce lo stato di sofferenza dell’ecosistema marino e di milioni di esemplari delle specie animali che lo abitano. Gli animali vengono debilitati, mutilati e uccisi dai rifiuti. Il materiale plastico ingerito incide sulla salute e la capacità degli animali di muoversi, o portare alla morte rapida quando gli organi interni dell’animale, tra cui ovviamente lo stomaco o l’intestino, sono bloccati o gravemente danneggiati. I dati mostrano che i rifiuti marini dalla maggior parte composti da oggetti di plastica, sia in acque basse sia profonde.

I rifiuti marini i più dannosi e pericolosi presenti in mare sono tanti e variegati:

Mozziconi di sigarette, involucri di plastica per alimenti, bottiglie di plastica per bevande, tappi di bottiglia di plastica, cannucce e agitatori, sacchetti di plastica, bottiglie per bevande in vetro, altri sacchetti di plastica, carta sacchetti e lattine per bevande, tartarughe marine imbrigliate in una rete di plastica, mentre la politica mondiale non riesce a fare una legge per bloccare le micro-plastiche nell’industria. Inoltre, il riscaldamento globale delle acque dovuto ai cambiamenti climatici sta spingendo sempre più specie tropicali verso nord.

Il danno annuale causato dai rifiuti marini per il settore della pesca dell’UE è pari a circa 61,7 milioni di €

La fauna autoctona delle acque europee è minacciata da una invasione di specie diverse che spesso utilizzano i rifiuti in mare come un habitat in cui nascondersi, come piattaforma su cui stabilirsi o come mezzo di trasporto per muoversi in nuovi territori. Si stima che il danno annuale causato dai rifiuti marini per il settore della pesca dell’UE è pari a circa 61,7 milioni di € in termini di minor numero di pesci catturati e di costi di rimozione dei rifiuti dai corpi, di danneggiamento alle barche utilizzate (spesso nelle eliche si incastrano rifiuti plastici). Ovviamente i rifiuti hanno anche un grosso impatto su un altro importantissimo settore economico, ovvero il turismo nelle zone turistiche costiere. A parte gli effetti estetici negativi sui servizi turistici, è anche costoso per rimuovere i rifiuti dalle coste.

Che altro dobbiamo vedere

Come immagini dell’orrore e dello spreco della Natura vista dal mare, per renderci conto del fondo che abbiamo toccato? Non ci basta un’intera isola nel Sud Pacifico dove i rifiuti, innanzitutto plastica, arrivano a coprire il 98 per cento della superficie. Ci consoliamo pensando che almeno è disabitata. Non è sufficiente sapere, con indagini scientifiche e non con l’allarmismo di qualche ambientalista troppo ortodosso, che il 90 per cento degli uccelli marini mangia plastica. E pazienza se poi ne muore. Come ci entra e ci esce dalle orecchie la notizia che in un flacone di cosmetici ci sono fino a 750mila rifiuti di microplastiche. Le stesse che poi troviamo nei saponi, nei dentifrici, nel gel. E poi a mare, nella più grande pattumiera del mondo globalizzato. Numeri di archiviare, appena arrivo il prossimo tocco di trucco da dare ai nostri volti.

Nel 2050 avremo a mare più plastica che pesci?

Peccato, ma comunque il 2050 è lontano, e avanti con la prossima immagine dell’inquinamento che ci divora. Immagini e dati che arrivano come pugnalate e un attimo dopo scompaiono dai radar dei nostri interessi, come la più banale delle foto porno, queste verità, insomma, sono già la catastrofe. E quasi verrebbe la voglia di ignorarle, di scegliere il silenzio tombale come forma estrema di protesta civile. Ma siamo testardi, siamo sempre guidati dall’ottimismo della volontà, e allora proviamo ancora una volta a farci ed a farvi la solita domanda chiave, a proposito della filosofia del Non sprecare e dei suoi stili di vita:

«Che cosa possiamo fare?»

Tutti e tutti i giorni, senza chiedere sempre ad altri, di prendere iniziative senza mai abbassare la guardia su una legge di civiltà che vieti l’uso delle microplastiche nei prodotti dell’industria cosmetica. Sarebbe un segnale decisivo in termini di politiche ambientali. Una legge che non chiedono solo associazioni come Legambiente e Marevivo, ma tutti i cittadini forniti di buonsenso. E non si tratta di una legge eversiva per l’industria della cosmetica o chissà per quali interessi industriali: sono norme che già esistono negli Stati Uniti, dove i consumi e la sottostante industria rappresentano la locomotiva dell’intera economica, e in nazioni non certo classificabili come paradisi incontaminati del green, come la Francia e la Gran Bretagna.
È giunto il momento di abbandonare il cancro dell’indifferenza

L’indifferenza e la vergogna di essere i protagonisti di un futuro inquinato all’inverosimile perché, se un astice si trova con il timbro di una lattina di Pepsi e un cavalluccio è prigioniero di un Cotton fioc, allora vuole dire che i killer siamo noi, non la politica in senso vago quanto vuoto. Siamo noi, uomini e donne, bambini e anziani, colti e ignoranti, ricchi e poveri, che contribuiamo ad accumulare rifiuti che si contano in ogni chilometro di mare.

Possiamo modificare anche in tempi rapidi

Noi, con le nostre pessime abitudini, che possiamo modificare anche in tempi rapidi. Basterebbe pensare a quante cose sprechiamo, comprese la salute e la vita, con un Cotton fioc o con un tubetto di dentifricio abbandonato nel posto più sbagliato da immaginare.

(articolo di un cittadino che riceviamo e pubblichiamo)


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direttore fondatore del blog Giuseppe Castelli

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